Irakli Shanidze: «Per i bambini nulla è impossibile»
Ci sono persone accanto alle quali la parola «impossibile» comincia a suonare non come un verdetto definitivo, ma piuttosto come un invito a verificare.
Il percorso professionale del fotografo Irakli Shanidze è iniziato proprio con una sfida di questo tipo — una scommessa sul fatto che sarebbe riuscito, senza alcun motivo particolare e senza un accesso speciale, a fotografare il lancio di una navetta spaziale.
Ci riuscì.
Era lo Space Shuttle Discovery.
E la fotografia che scattò, in seguito, finì del tutto inaspettatamente nello stesso luogo verso cui, pochi istanti prima, era partito il veicolo spaziale stesso: in orbita.
Oggi Irakli Shanidze è un fotografo professionista, regista, autore e docente, con una formazione scientifica e molti anni di esperienza nel campo della fotografia. La sua biografia comprende premi internazionali, progetti commerciali, mostre, collaborazioni con Leica, attività legate alla ricerca sulla visione, cinema, danza e decenni di regate a vela.
Nel 2026 è diventato membro della giuria del concorso internazionale per bambini «L’Auto dei Sogni». E per il nostro progetto questo è particolarmente importante.
Perché il concorso ruota attorno quasi alla stessa domanda da cui, un tempo, ebbe inizio il percorso professionale dello stesso Irakli:
che cosa succede se ci rifiutiamo di accettare che qualcosa sia impossibile?
Dall’enzimologia chimica alla fotografia
La biografia di Irakli Shanidze è ben lontana dalla storia di una persona che, fin dall’infanzia, abbia seguito un percorso già tracciato verso la professione di fotografo.
È nato a Tbilisi nel 1968. Si è laureato all’Università Statale di Mosca, dove ha studiato enzimologia chimica; nel 1993 si è trasferito negli Stati Uniti, ha proseguito gli studi nel Michigan e si è diplomato al New York Institute of Photography.
Ha iniziato a fotografare già all’età di 12 anni, quando suo nonno gli regalò una macchina fotografica Reflex Korelle. Durante gli studi all’Università Statale di Mosca lavorò come fotoreporter per il giornale universitario, mentre durante il servizio militare fu fotocorrispondente militare. Nel 2000 aprì uno studio fotografico a Detroit e nel 2004 divenne uno dei fondatori dell’Accademia Internazionale di Arte Fotografica.
Nelle fonti biografiche pubbliche il suo linguaggio fotografico viene descritto come ironico e psicologico, costruito su associazioni visive, allusioni, paradossi e tecniche insolite. Tra i principali ambiti del suo lavoro figurano la fotografia pubblicitaria, il ritratto e la fotografia artistica.
Irakli, però, racconta di sé in modo molto più breve.
— Ci racconti, per favore, qualcosa di lei. Di cosa si occupa?
«Fotografo, giro film, scrivo, continuo ostinatamente a fare sport e ballo».
In questa risposta c’è molto del suo carattere.
Nessun lungo elenco di titoli o riconoscimenti.
Semplicemente — continuare a fare.
Una scommessa, Discovery e una fotografia volata nello spazio
Quando gli chiediamo come sia iniziato il suo percorso professionale, Irakli ricorda una storia che potrebbe diventare, da sola, la trama di un film.
«È iniziato in modo piuttosto inaspettato — con una scommessa sul fatto che sarei riuscito, senza alcuna particolare ragione, a fotografare il decollo di una navetta spaziale».
Una persona comune, probabilmente, avrebbe iniziato cercando di capire dove ottenere un accredito, a chi scrivere e per quali motivi non l’avrebbero certamente lasciata entrare.
Shanidze fece diversamente.
«Vinsi la scommessa fotografando il decollo dello Space Shuttle Discovery, utilizzando l’ingegneria sociale per ottenere l’accesso».
Ma la storia non finì lì.
«La fotografia finì in orbita in modo del tutto casuale — uno dei testimoni della scommessa era amico di un astronauta israeliano, membro dell’equipaggio del Discovery, e lui inviò l’immagine nello spazio :-)».
Ne risulta quasi una metafora perfetta di tutta la conversazione successiva con Irakli.
All’inizio c’è un compito che sembra irrealistico.
Poi si trova un modo.
E infine il risultato, a volte, arriva persino più lontano dell’obiettivo iniziale.
Nel senso letterale del termine — nello spazio.
«Per far cantare l’anima»
Si potrebbe parlare a lungo di maestria, disciplina professionale, formazione, tecnica e linguaggio visivo.
Ma quando abbiamo chiesto a Irakli che cosa fosse per lui la cosa più importante nel lavoro, la risposta è stata estremamente breve:
«Per far cantare l’anima».
Forse è una delle risposte più precise alla domanda sul perché una persona continui a dedicarsi alla creatività per decenni.
Non per avere un portfolio impeccabile.
Non per raggiungere il giusto status professionale.
Non per realizzare semplicemente un altro lavoro.
Ma per quel momento di accordo interiore, quando ciò che fai ha davvero un significato per te.
Premi — e storie più importanti dei premi
La biografia professionale di Irakli Shanidze comprende numerosi concorsi e premi internazionali.
Tra i risultati più significativi riportati nella sua biografia figurano:
oro al Trierenberg Super Circuit nella categoria Ritratto;
oro, Professional Nomination, B&W Spider Awards;
oro come Fotografo russo dell’anno 2007 nella categoria Fotografia artistica;
First Prize, SPJ Excellence Award, Michigan Chapter.
Inoltre, nell’elenco dei suoi riconoscimenti compaiono Professional Nomination ai B&W Spider Awards in diversi anni, vittorie nel voto dei lettori di Real Detroit Weekly e un premio speciale del concorso internazionale Sony «Like.No.Other.».
Ma è interessante notare che, quando gli chiediamo di quali risultati sia personalmente più orgoglioso, Irakli non comincia affatto dalle medaglie.
Racconta di nuovo delle storie.
E la successiva non è più legata a una navetta spaziale, ma a Leica e Dmitry Medvedev.
«Be’, forse l’unica storia ancora più epica di quella dello shuttle è quella di come siamo riusciti a utilizzare Dmitry Medvedev per aumentare la notorietà del marchio Leica in Russia nel 2010».
La formulazione è molto tipica di Shanidze: breve, ironica e quasi provocatoria.
Ma dietro queste parole si nasconde un aspetto importante della professione del fotografo — la capacità di vedere non soltanto l’immagine, ma anche il modo in cui essa esiste nello spazio pubblico, come funziona, come si diffonde e come contribuisce a formare la percezione di un marchio o di una persona.
La storia è ancora più interessante perché nel 2010 Dmitry Medvedev apparve effettivamente in pubblico con fotocamere Leica, tra cui la Leica M9 e la Leica S2; in quegli anni la sua passione per la fotografia fu ampiamente discussa dalla stampa.
Ma se si parla non dell’effetto spettacolare, bensì dell’importanza sociale del lavoro, Irakli sceglie un progetto completamente diverso.
La fotografia e la possibilità di aiutare una persona a vedere il mondo in modo diverso
Tra i suoi progetti professionali, Irakli attribuisce un’importanza particolare al lavoro con lo Smith-Kettlewell Eye Research Institute.
«Dal punto di vista dell’importanza sociale, direi che il progetto con lo Smith-Kettlewell Eye Research Institute è stato il più significativo. È lì che è stato inventato il Botox. Lì aiutano le persone cieche a vivere una vita piena».
Smith-Kettlewell è un istituto di ricerca di San Francisco che opera, tra gli altri ambiti, nel campo della visione, della cecità e del sostegno alle persone con disabilità visive.
Ed è qui che, improvvisamente, cambia la scala della conversazione.
Fino a questo momento si era parlato di uno shuttle spaziale, di Leica, di nomi celebri, di fotografia.
Ora invece si parla della capacità delle competenze professionali di contribuire a rendere più piena la vita quotidiana di un’altra persona.
Per questo, all’interno di una stessa biografia, possono convivere dimensioni della professione completamente diverse.
Un’immagine può essere un’opera d’arte.
Può essere pubblicità.
Può essere una provocazione.
Può essere parte della strategia di un marchio.
Oppure può diventare uno strumento legato alla vita reale di un’altra persona.
Tutto può essere fonte d’ispirazione
Nelle interviste creative c’è spesso una domanda alla quale ci si aspetta quasi che un artista dia una bella risposta:
«Che cosa la ispira?»
Ancora una volta, Irakli rifiuta di offrire una bella formula universale.
«Sarebbe più facile chiedere che cosa non mi ispira. Qualunque cosa può diventare una fonte d’ispirazione».
Poi aggiunge un dettaglio importante:
«Le catene associative nascono all’improvviso e possono essere sorprendentemente bizzarre :)».
Forse è proprio la capacità di creare queste catene a distinguere uno sguardo creativo.
Un oggetto ne ricorda un altro.
Un gesto casuale fa riaffiorare un ricordo.
Il ricordo si collega a un’idea.
Un oggetto riceve una funzione che non ha mai avuto.
Due cose che prima esistevano indipendentemente l’una dall’altra diventano improvvisamente parte della stessa storia.
Per un artista adulto questa è una capacità professionale che bisogna allenare e proteggere.
Per un bambino è quasi un modo naturale di esistere.
Perché Irakli Shanidze ha accettato di far parte della giuria di «L’Auto dei Sogni»
È proprio qui che la conversazione arriva naturalmente ai bambini.
Abbiamo chiesto direttamente a Irakli perché abbia accettato di diventare membro della giuria del progetto.
La sua risposta può forse essere considerata uno dei pensieri centrali dell’intera intervista:
«Perché la maggior parte degli adulti sono bambini che hanno perso la capacità di creare. È importante riconoscere il talento presto e non lasciare che si spenga».
Per «L’Auto dei Sogni» questa idea è particolarmente vicina.
Il nostro concorso non esiste per verificare quanto correttamente un bambino sappia costruire la prospettiva, tracciare una linea o disegnare una ruota.
Per noi conta molto di più un’altra cosa:
che cosa ha inventato?
Che cosa ha visto là dove un adulto non nota nulla?
Che cosa ha collegato?
Quale funzione ha dato alla macchina?
Perché vola?
Perché parla?
Perché vive sott’acqua?
Perché assomiglia a un animale, a una casa, a una nuvola o a un’intera città?
A volte un disegno infantile tecnicamente imperfetto contiene un’idea molto più interessante di un’opera adulta eseguita perfettamente.
Proprio la capacità di riconoscere questa idea era uno dei compiti principali della giuria.
«L’immaginazione dei bambini non ha confini»
Irakli non parla dell’immaginazione infantile come di una tenera caratteristica dell’età.
Per lui è una vera forza.
«L’immaginazione dei bambini non ha confini. È questa la sua forza: supera la mancanza di conoscenze, esperienza e risorse».
Un adulto percepisce la mancanza di conoscenze come un limite.
Un bambino spesso semplicemente non sa che quel limite esiste.
E proprio per questo è capace di immaginare una soluzione alla quale un adulto non arriverebbe, proprio perché conosce troppo bene le regole.
«L’immaginazione accompagna il bambino nella vita e, se non viene limitata ma indirizzata correttamente, crescerà diventando un adulto felice e realizzato nella propria professione».
Qui è molto importante l’espressione «indirizzata correttamente».
Non significa lasciare il bambino completamente a se stesso.
E nemmeno spiegargli il più rapidamente possibile perché la sua idea sia impossibile.
Significa aiutarlo a conservare la fantasia, dandogli gradualmente gli strumenti per trasformarla in realtà.
Stupirsi o guardare con interesse?
Abbiamo chiesto a Irakli se qualcosa nei lavori dei partecipanti a «L’Auto dei Sogni» lo avesse sorpreso.
La risposta è stata inaspettata:
«I numerosi eventi che ho vissuto in quasi sei decenni mi hanno insegnato non a stupirmi, ma a guardare con interesse tutto ciò che vedo».
È una posizione molto professionale da osservatore.
Non pretendere da ogni nuova immagine un immediato effetto “wow”.
Non cercare la sensazione.
Guardare con attenzione.
Perché a volte ciò che conta davvero non si trova dove tutto fa più rumore.
Il talento non può essere sostituito dalla lode
Irakli è piuttosto rigoroso anche nei confronti dei lavori presentati al concorso.
Non cerca di trasformare il discorso sulla creatività infantile in un elogio obbligatorio di ogni disegno.
Alla domanda se ci fosse un’opera che gli fosse rimasta particolarmente impressa per l’idea, l’atmosfera o il coraggio, risponde:
«Non posso dire che ci fossero dei capolavori, ma sarebbe stato assurdo aspettarseli da bambini di quell’età».
È una precisazione importante.
Rispettare un bambino non significa affatto dover dichiarare geniale tutto ciò che fa.
Al contrario.
Se prendiamo davvero sul serio la creatività infantile, allora dobbiamo anche essere capaci di vedere la differenza tra un semplice disegno e il momento in cui vi compare qualcosa di speciale.
«C’erano immagini che dimostravano la presenza di talento, e le ho segnalate con il mio voto. Come in qualsiasi concorso, erano poche e si distinguevano nettamente dal resto».
Ma che cosa cercava esattamente?
La risposta è stata molto precisa:
«Prima di tutto, l’irrefrenabilità dell’immaginazione. La tecnica del disegno si può acquisire».
Forse questa è una delle formule migliori per il concorso «L’Auto dei Sogni».
La tecnica si può imparare.
Ma la capacità di inventare liberamente ciò che ancora non esiste è molto più facile da perdere che da riconquistare.
Perché un bambino dovrebbe immaginare l’impossibile
Esiste una frase famosa: chiedi l’impossibile e otterrai il meglio.
Irakli ritiene che questa regola valga più per gli adulti.
«Per i bambini, invece, non esiste l’impossibile, e alcuni di loro crescendo diventano persone capaci di rendere possibile l’impossibile».
Oggi viviamo circondati da cose che un tempo sembravano fantastiche.
Irakli porta un esempio molto personale:
«Da bambino sognavo un videotelefono e una cyclette sulla quale non fosse noioso allenarsi per le gare primaverili. E adesso — bam — tutto questo esiste».
E subito amplia la prospettiva:
«Ma i miei sogni erano modesti rispetto ai sogni che si sono trasformati nelle vele che hanno domato il vento, nelle navicelle spaziali, nei farmaci che salvano dalla morte milioni di persone, nella radio, nel cinema, in Internet...»
In fondo, la storia della cultura e della tecnologia umana è davvero composta da un’enorme quantità di cose che, all’inizio, non esistevano.
Un tempo non esisteva l’aeroplano.
Non esisteva il cinema.
Non esisteva Internet.
Non esisteva la videochiamata.
Non esisteva una navicella spaziale.
Esisteva soltanto l’idea che, in qualche modo, tutto questo dovesse essere possibile.
E forse il valore più grande dell’immaginazione infantile consiste proprio nel non conoscere ancora l’elenco completo delle ragioni per cui qualcosa non si può fare.
Un bambino non calcola i limiti
Shanidze vede qui una differenza fondamentale tra lo sguardo adulto e quello infantile sul futuro.
«Un bambino non pensa ai limiti. A nessun tipo di limite — tecnico, finanziario, sociale».
Un adulto guarda una macchina incredibile e comincia immediatamente a fare domande:
Che motore ha?
Quanto costa?
È sicura?
È legale?
Di quale materiale è fatta?
Può davvero muoversi?
Un bambino può iniziare da un’altra cosa:
«Io voglio che sappia fare questo».
E soltanto dopo all’umanità resta da capire come riuscirci.
«I bambini mentono persino con sincerità»
Che cosa apprezza di più Irakli nella creatività infantile?
Gli abbiamo proposto diverse possibilità: fantasia, sincerità, coraggio, umorismo, attenzione ai dettagli.
Ma ancora una volta ha stabilito le proprie priorità.
«La sincerità è sempre presente, è una parte inseparabile della creatività infantile. I bambini mentono persino con sincerità 🙂».
Poi ha indicato ciò che considera più importante:
«Più di ogni altra cosa apprezzo il coraggio del volo del pensiero».
E, separatamente, l’umorismo.
«L’umorismo è un aspetto importante. Il senso dell’umorismo è un indicatore dell’intelligenza. Dal modo in cui un bambino scherza si può capire quanto lontano arriverà».
Questo è interessante anche in relazione a «L’Auto dei Sogni».
Le idee dei bambini sono spesso serie e divertenti allo stesso tempo.
Una macchina può salvare il pianeta e, contemporaneamente, distribuire gelati.
Può volare nello spazio ed essere amica di un gatto.
Può funzionare a energia solare e avere orecchie enormi.
Per la logica adulta è una contraddizione.
Per l’immaginazione di un bambino, no.
Quando un disegno infantile diventa quasi reale
Una delle caratteristiche del progetto «L’Auto dei Sogni» è che il nostro lavoro non finisce nel momento in cui riceviamo un disegno.
L’idea del bambino assume un’altra forma: con l’aiuto dei moderni strumenti digitali trasformiamo il disegno in un’immagine realistica e cerchiamo di immaginare come potrebbe apparire nel nostro mondo la macchina inventata dal bambino.
Abbiamo chiesto a Irakli se l’utilizzo delle tecnologie moderne fosse in contraddizione con il valore del disegno originale.
Ha risposto:
«Positivamente. La tecnica con cui si realizza un’idea è secondaria».
E ha continuato:
«Se si trattasse di un concorso di abilità nel disegno, sarebbe un’altra cosa. Anche i criteri di valutazione sarebbero diversi».
È una distinzione fondamentale.
Non sostituiamo l’idea del bambino con la tecnologia.
La tecnologia qui è uno strumento.
L’autore della fantasia iniziale rimane comunque il bambino.
È lui che ha deciso che la macchina avrebbe avuto le ali.
È lui che ha messo un dinosauro al suo interno.
È lui che ha inventato ruote grandi quanto una casa.
Gli strumenti moderni ci permettono semplicemente, per un momento, di sbirciare in una realtà in cui quell’idea esiste già.
Che cosa dire a un bambino che non ha vinto?
Forse una delle parti più forti dell’intervista riguarda la sconfitta.
È una domanda alla quale gli adulti molto spesso rispondono nello stesso modo:
«L’importante non è vincere».
«Sei stato comunque bravissimo».
«L’importante è che ci hai provato».
Irakli sceglie una posizione diversa.
«L’impegno è lodevole, ma l’impegno da solo non basta».
Non propone di sminuire lo sforzo.
Propone invece di prendere il bambino abbastanza sul serio da permettergli di analizzare il proprio risultato.
«Gli chiederei perché non ha vinto, perché il suo impegno non è stato sufficiente. Il bambino deve capire da solo come vincere la prossima volta».
Poi arriva una frase che merita di essere messa in evidenza:
«La prossima volta non è una consolazione, è un piano».
E subito dopo un’altra:
«Chi perde ha sempre una spiegazione, chi vince ha sempre un piano».
Si può discutere questa affermazione.
Ma è proprio per questo che il pensiero è interessante.
Non c’è la consueta condiscendenza adulta nei confronti del bambino.
Al contrario — al bambino viene riconosciuta la capacità di agire in prima persona.
Guardare.
Pensare.
Analizzare.
Provare di nuovo.
Non perché gli adulti gli abbiano promesso che la prossima volta vincerà, ma perché il risultato successivo può essere modificato attraverso le proprie azioni.
E non ci sarà un consiglio universale
Dopo una risposta del genere, era naturale chiedere:
Quale consiglio darebbe ai giovani partecipanti dei futuri concorsi?
Irakli ha rifiutato.
«È una domanda un po’ troppo generale. Non mi piace dare consigli generici :-)».
E forse vale la pena lasciare questo rifiuto nell’intervista esattamente così com’è.
Perché continua lo stesso pensiero.
Non esistono percorsi universali.
La frase universale «credi in te stesso» non risolve nulla.
Un bambino concreto ha bisogno di una conversazione concreta sul suo lavoro concreto, sulle sue capacità e sul suo prossimo passo.
La sua auto dei sogni non era affatto un’auto
Alla fine abbiamo deciso di riportare Irakli alla propria infanzia.
Se da bambino avesse partecipato a «L’Auto dei Sogni», quale macchina avrebbe disegnato?
A quanto pare — nessuna.
«Non sarebbe stata una macchina, ma una barca a vela».
E qui appare un altro legame tra fantasia infantile e vita adulta:
«E ormai da 35 anni pratico regate a vela».
Poi Irakli formula forse il principio più importante della propria biografia:
«I miei sogni si avverano perché lavoro attivamente per realizzarli».
È un’aggiunta molto importante.
Non semplicemente:
sognate — e il sogno si realizzerà.
Ma:
sognate — e lavorate nella direzione del vostro sogno.
Un tempo c’era un bambino che sognava una barca a vela.
Decenni dopo, quell’adulto continua a partecipare alle regate.
Tra questi due punti non c’è un miracolo.
Ci sono anni di azioni.
Perché è importante che bambini di Paesi diversi si incontrino nello stesso progetto
«L’Auto dei Sogni» è stato concepito come un concorso internazionale.
Per noi era importante chiedere a Irakli se avesse davvero importanza il fatto che bambini che non si sono mai incontrati e che sono cresciuti in culture diverse si ritrovino all’interno dello stesso spazio creativo.
Per spiegarlo, propone un’analogia inaspettata con il mondo scientifico.
«Perché in questo modo si può evitare ciò che nell’ambiente scientifico viene chiamato “incesto accademico”».
Poi spiega:
«Nelle migliori università americane, e soprattutto nelle facoltà di medicina, esiste una regola: non accettare nei programmi post-laurea i laureati della propria università. Una persona che ha studiato in un altro ateneo arriva con un insieme originale di conoscenze e competenze e le introduce in un nuovo ecosistema».
Da qui la conclusione:
«Per questo lo scambio culturale e scientifico è così importante».
Lo stesso si può dire dell’immaginazione dei bambini.
Un bambino di un Paese immagina la macchina del futuro in un modo.
Un bambino di un altro Paese — in modo completamente diverso.
E nessuno è obbligato a stabilire quale versione sia quella “giusta”.
L’interesse nasce proprio nel momento in cui si incontrano modi diversi di pensare.
Lo scambio culturale comincia molto prima dell’università.
A volte — con un solo disegno di un bambino.
L’arte non ha bisogno di un traduttore
L’ultima domanda dell’intervista era quasi filosofica:
Può l’arte diventare un linguaggio comprensibile ai bambini senza bisogno di traduzione?
Irakli ha immediatamente messo in discussione la formulazione stessa della domanda.
«Che cosa significa “può diventare”? L’arte è proprio quel linguaggio».
Perché alla sua base non ci sono le parole.
«L’arte lavora con le emozioni, e le emozioni sono universalmente comprensibili».
E la frase finale è ancora una volta caratteristicamente intransigente:
«Se un’opera d’arte ha bisogno di una traduzione, allora bisogna chiedersi se non sia un impostore».
Anche su questa affermazione si può discutere.
Ma conclude perfettamente la conversazione proprio perché vi si sente una persona viva, e non una raccolta di tesi prudenti e convenzionali da intervista.
Non spiegare troppo presto ai bambini che cosa è impossibile
Quando abbiamo invitato dei professionisti a entrare nella giuria di «L’Auto dei Sogni», per noi non era importante semplicemente riunire nomi conosciuti.
Era molto più importante trovare persone capaci di prendere sul serio l’idea di un bambino.
Non con condiscendenza.
Non secondo il principio «tutti i bambini hanno talento».
Ma con attenzione.
Riconoscere un pensiero forte.
Distinguere una soluzione insolita.
Notare un talento autentico.
Irakli Shanidze si è dimostrato esattamente questo tipo di membro della giuria.
E sono davvero molto orgogliosa che abbia accettato di diventare parte del progetto «L’Auto dei Sogni».
Non soltanto perché ha alle spalle una solida biografia professionale e un riconoscimento internazionale.
Non soltanto perché tra i suoi premi figurano l’oro al Trierenberg Super Circuit, la Professional Nomination ai B&W Spider Awards, il titolo di Fotografo russo dell’anno 2007 nella fotografia artistica e il First Prize agli SPJ Excellence Awards.
Ma perché la sua storia personale si intreccia in modo sorprendentemente preciso con ciò che cerchiamo di raccontare ai bambini.
Il suo percorso professionale è cominciato con una scommessa sull’impossibile — e lo ha portato a fotografare lo Space Shuttle Discovery.
Da bambino sognava tecnologie che ancora non esistevano — e ha vissuto abbastanza da vederle diventare parte della vita quotidiana.
Sognava una barca a vela — e da 35 anni partecipa a regate.
E osservando i lavori dei bambini non cercava una perfetta padronanza della matita, ma un’immaginazione irrefrenabile.
Forse è proprio qui che si trova il principale punto di contatto.
Siamo abituati a pensare che un adulto debba insegnare a un bambino a comprendere la realtà.
Ma a volte il ruolo dell’adulto è completamente diverso:
non spiegargli troppo presto dove finisce il possibile.
Perché l’impossibile macchina disegnata oggi da un bambino può rimanere soltanto un disegno.
Oppure può diventare l’inizio di un’idea.
E un giorno, tra i bambini che oggi disegnano con naturalezza l’impossibile, potrebbero davvero crescere le persone che lo realizzeranno.
Come ha detto Irakli Shanidze:
«Per i bambini non esiste l’impossibile, e alcuni di loro crescendo diventano persone capaci di rendere possibile l’impossibile».
Questo articolo è stato preparato sulla base di un’intervista scritta rilasciata da Irakli Shanidze appositamente per il progetto «L’Auto dei Sogni». Le informazioni biografiche e i dati sui suoi riconoscimenti professionali sono stati integrati sulla base di fonti pubblicamente disponibili.